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Bolsonaro non torna in Brasile e chiede un visto da turista per restare negli Usa

Bolsonaro non torna in Brasile e chiede un visto da turista per restare negli Usa

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Jair Bolsonaro non ha intenzione di tornare in Brasile. Almeno non per i prossimi otto mesi. L’ex presidente brasiliano ha infatti chiesto oggi un visto di sei mesi da “turista semplice” per restare negli Stati Uniti, dove era andato dopo la sconfitta contro Lula alle elezioni per non partecipare alla cerimonia di insediamento del suo successore. Finora Bolsonaro poteva restare nel paese grazie a un visto concesso a diplomatici e capi di Stato, ma quel visto scadeva oggi. Subito, però, è spuntata la richiesta del nuovo permesso, che dovrà essere approvata o respinta entro i prossimi due mesi. 

Si allunga quindi il soggiorno dell’ex presidente in Florida, tanto più che è finito al centro di una delle inchieste aperte dalla magistratura dopo l’assalto al Congresso brasiliano lo scorso 8 gennaio. Una Capitol Hill compiuta dai sostenitori di Bolsonaro stesso, e nel suo nome. 

«Non ha nulla da temere – ha commentato l’avvocato dell’ex presidente – ha intenzione di chiarirsi le idee e fare il turista negli Usa prima di decidere quale sarà il prossimo passo. Fare il turista è la soluzione ideale. Qui si rilassa, ha già una sua comunità di brasiliani e ammiratori, può mangiare le adorate bistecche nelle steack house, i frullati…». 

Il visto da turista non gli consentirà di lavorare, e resta il dubbio su quali siano i suoi programmi a lungo termine. Prima dell’assalto alle sedi istituzionali di Brasilia, circolava la voce che avesse chiesto la cittadinanza italiana come due dei suoi figli. La Farnesina aveva però smentito. 
I ministri di Bolsonaro
Solo 15 giorni fa la polizia federale brasiliana ha eseguito l’arresto preventivo di Anderson Torres, ex ministro della Giustizia del governo Bolsonaro, e incaricato della sicurezza a Brasilia, fermato al suo rientro dopo una vacanza proprio in Florida. A dimora sua era stata trovata la bozza di un decreto ritenuto «golpista» in cui si proclama «lo stato di difesa» invalidando la vittoria di Lula.

E proprio oggi il Tribunale supremo federale brasiliano ha disposto che il procuratore generale della Repubblica indaghi autorità del governo dell’ex presidente per sospette pratiche di genocidio e altre ipotesi di reato contro il popolo indigeno degli Yanomami, cittadinanza indigena colpita da una gravissima crisi sanitaria, alimentare e ambientale causata in larga parte dall’invasione dei garimpeiros, i minatori e cercatori d’oro illegali, favoriti dalle iniziative politiche del governo Bolsonaro. Tanto che dieci giorni fa il ministero della Salute ha proclamato un’emergenza sanitaria pubblica di importanza nazionale nelle loro terre.

Sotto accusa è in particolare l’ex ministra di Bolsonaro Damares Alves, che non avrebbe accolto le richieste di aiuto della comunità, che durante la pandemia si era trovata senza medicine, posti letto, immunizzazioni e perfino acqua potabile. 

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Sara Spimpolo , 2023-01-31 12:53:01 ,
www.lastampa.it

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